TITOLO   FOCUS NUCLEARE: SE LO STIVALE RESTA A SECCO, IN SARDEGNA S'ACCENDE LA LUCE  
 DATA   08/06/2008  
 AUTORE   Simone Spiga  ARCHIVIO


FOCUS NUCLEARE: SE LO STIVALE RESTA A SECCO, IN SARDEGNA S'ACCENDE LA LUCE

(di Simone Spiga – destrasociale.org) - Il nuovo dibattito sul nucleare a riaperto anche in Sardegna, come del resto in tutta Italia: un dibattito aspro quello sulle problematiche legate all’energia, sia rinnovabile che non.

La Sardegna più di altre regioni italiane può essere un esempio importante per affrontare con lucidità le questioni inerenti un tema che troppo spesso (per via di una ideologia troppo forte) porta alla creazione di muri dogmatici e intaccabili: infatti la nostra regione è l’esempio più limpido dell’indipendenza energetica e della necessità di rilanciare con forza le energie alternative.

Tutti ricorderanno il 28 Settembre 2003 (spero di sì), ma nel caso vi rammento che in quella notte un black out spense l’intero stivale ad esclusione proprio della Sardegna, che in quel giorno non ebbe alcun problema energetico.
Tutti i principali giornali nazionali parlarono del caso Sardegna, per via del fatto che dal punto di vista energetico non aveva alcuna dipendenza dal resto della nazione: proprio questo portò la Sardegna ad una presa di coscienza in merito alla capacità energetica sarda e alle sue potenzialità.

L’utilizzo coordinato di più fonti energetiche e la sua ramificazione sono le basi che hanno portato a questo risultato per la Sardegna, tenendo conto delle esigenze del consumo, della compatibilità ambientale e dello sviluppo di nuove tecnologie: oggi possiamo dire che la Sardegna è sostanzialmente autonoma rispetto al “continente”.

Chiaramente esistono difficoltà, problematiche e criticità varie, come ad esempio quella del mancato sviluppo di alcune fonti rinnovabili, come ad esempio l’eolico che negli ultimi anni in Sardegna ha visto un brusco freno per via di alcune scelte errate da parte della Regione Sardegna.
I dati in possesso dicono che gli impianti eolici in Sardegna producono circa 340 MW che è in ogni caso inferiore al 22% di produzione energetica derivante da fonti rinnovabili, valore richiesto appunto dal gestore della Rete di Trasmissione Nazionale.

Questo perché la scelta della Regione Sardegna è stata quella di bloccare i nuovi impianti poiché intaccavano l’ecosistema ambientale di alcune zone, senza però specificare le soluzioni alternative.
Questo ha portato un rallentamento notevole nella crescita dell’energia eolica, ma ha anche portato conseguentemente lo sviluppo di altre fonti d’energia, come il fotovoltaico e il geotermico che oggi rappresentano sicuramente un potenziale notevole.

La prospettiva che il Piano Regionale Energetico prevede, é che entro il 2010 il fabbisogno energetico sardo sarà garantito per oltre il 30% dalle energie rinnovabili grazie ad un mix che potrà essere d’esempio per chi oggi ripropone il nucleare in Italia.


  Simone Spiga
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