TITOLO   FOCUS NUCLEARE: LA RIPROPOSIZIONE DEL CONFORMISMO ALL’ITALIANA  
 DATA   08/06/2008  
 AUTORE   Davide Mele  ARCHIVIO


FOCUS NUCLEARE: LA RIPROPOSIZIONE DEL CONFORMISMO ALL’ITALIANA

(di Davide Mele – destrasociale.org) - L’Italia torna indietro e punta al nucleare. È l’annuncio del neoministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, che nelle scorse settimane, dalla platea di Confindustria, ha difatti aperto alla possibilità di costruire delle nuove centrali nucleari nel nostro paese.
«Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione.» ha affermato il Ministro, ribadendo che la sua iniziativa non è altro che la realizzazione di quanto scritto e detto in campagna elettorale dal Presidente Berlusconi.
Nelle intenzioni del Ministro e del Governo, vi è il nobile tentativo di tirare fuori il Paese da una condizione di colonialismo economico, stabilendo come obiettivo principale il raggiungimento di una piena indipendenza economica -in tempi ragionevolmente brevi- attraverso il ritorno al nucleare.
Basti pensare infatti, che la dipendenza energetica italiana nei confronti degli altri paesi è passata dall’83,7% del 2000 all’84,6% del 2003 (Fonte ENEA) per farci comprendere quanto spendiamo ogni anno per l’acquisto di energia, e quanto questo influenzi i costi sulla bolletta che noi paghiamo.
È pertanto necessario superare la dipendenza dalle fonti energetiche tradizionali come il gas e il petrolio, e aprire a nuove fonti di energia che ci assicurino indipendenza energetica e risparmio economico. Tuttavia siamo davvero così sicuri che il nucleare rappresenti la soluzione giusta ai nostri problemi? Non ci sono fonti di energia alternative al nucleare?
Le fonti rinnovabili, alternative al nucleare oggi sono poche e quelle già sperimentate e funzionanti non assicurano lo stesso rendimento energetico che assicura una centrale nucleare.
L’energia solare e quella eolica recentemente introdotte in Italia, rappresentano una buona alternativa, ma i loro bassi rendimenti le rendono adatte solamente al consumo domestico o poco più.
Tre le fonti di energia rinnovabili di terza generazione, ovvero quelle in via di sperimentazione, è da prendere in seria considerazione lo sfruttamento dell’energia delle onde. Il Mare è un’inesauribile fonte di energia, il mare in tempesta è in grado di far affondare le migliori imbarcazione, per non parlare delle correnti marine. Un potenziale energetico quello delle onde, che se l’uomo riuscisse a sfruttare al meglio, basterebbe a soddisfare l’intera domanda energetica del pianeta. Questo perché l’acqua ricopre due terzi della superficie del nostro pianeta e specialmente nei mari molto estesi come l’Atlantico il potenziale energetico è davvero notevole.
Il problema sta tuttavia nel riuscire a localizzare i punti adatti alla costruzione di un impianto e alla trasformazione della forza delle onde in energia commercializzabile.
Vi sono diversi metodi per produrre energia dal moto ondoso, molti dei quali ancora oggetto di studio come il dispositivo a ondata.
Questo dispositivo è basato sul principio che l'onda sposta una massa d'acqua.
Quando la forza dell'onda colpisce l'aria contenuta in una sacca flessibile attaccata ad un supporto, questo spinge l'aria fuori dalla sacca e attraverso una turbina produce elettricità azionando un generatore. Quando l'onda si allontana, la sacca elastica si gonfia di nuovo aspirando l'aria attraverso la turbina. Un buon progetto della turbina può far sì che questa ruoti sempre nella stessa direzione, sia quando l'aria entra che quando esce. In questo modo si riuscirebbe a creare un impianto in grado di sfruttare al meglio la forza delle onde, garantendo un certa quantità di energia costante.
È in Italia però che la teoria del moto ondoso ha raggiunto notevoli risultati nell’applicazione sul campo. La turbina Kobold infatti è la prima al mondo a sfrutta¬re le correnti marine e ad assicurare un flusso costante di energia ad un sistema nazionale.
Tra Scilla e Cariddi, nello stretto di Messina,, la turbina Kobold ha iniziato a fornire energia elettrica alla rete ENEL, dopo quattro anni di sperimenta¬zione.
L’impianto italiano è il più avanzato modello di turbina di questo genere ed è in grado di raggiungere una potenza di almeno 40 Kw.
Recentemente l’UNIDO (United Nations Industrial Development Organization) ha inserito la turbina italiana fra i modelli che saranno prodotti in futuro dagli altri paesi. La turbina Kobold è montata sotto una piattaforma di dieci metri di diametro, le correnti marine fanno ruotare tre pale verticali, lunghe cinque metri e larghe 30 centimetri, che azionano la turbina, mentre sulla superficie della piattaforma sono installati 39 pannelli fotovoltaici che alimentano il rendimento energetico.
Tra i materiali impiegati per costruire l’impianto, sono state usate fibre di carbonio e resine epossidiche. Secondo gli esperti che lavorano al progetto, la resa energetica sarà molto elevata con le forti correnti marine che sferzano lo stretto di Messina.
Sull’esempio italiano, sono state sviluppate le turbine Pelamis, installate in Portogallo.
Si tratta di un impianto basato su una struttura semisommersa che, grazie al movimento dalle onde, consente di azionare dei pistoni idraulici collegati a dei generatori in grado di trasformare l'energia meccanica in energia elettrica.
Anche se quella dello sfruttamento della forza delle onde è senz’altro una delle più affascinanti innovazioni nel campo delle energie rinnovabili, il suo utilizzo non basterebbe a soddisfare l’enorme richiesta energetica delle industrie italiane.
Ed è questo il grande limite delle fonti di energia rinnovabili presenti oggi, quello di non essere in grado di soddisfare la domanda energetica del settore secondario.
Un problema che i sostenitori del nucleare sottolineano di continuo.
Non c’è dunque alternativa all’atomo?
Forse esiste un modo per produrre energia pulita in grandi quantità senza ricorrere al nucleare, o più precisamente senza ricorrere alla fusione a caldo, che causa così tanti problemi e interrogativi sulla sicurezza delle centrali e sullo smaltimento delle scorie.
Si tratta della fusione a freddo.

Il 25 marzo 1989 due ricercatori dell’Università di Salt Lake City (Utah - USA), Martin Fleischmann e Stanley Pons, annunciarono alla stampa di aver trovato un modo molto semplice e poco costoso per produrre energia pulitissima: l’energia derivata dalla fusione di atomi di deuterio (isotopo dell’idrogeno) a bassa temperatura. In sostanza l’alternativa pulita e sicura al nucleare tradizionale. Nonostante che la scoperta dei due scienziati fosse ben documentata e riprodotta in più di duecento laboratori sparsi per il mondo, si avviò un’assurda serie di polemiche, una campagna di disprezzo organizzata dai loro stessi colleghi, studiosi della fusione calda (così chiamata perché richiede milioni di gradi di temperatura e ingenti risorse economiche) per mettere a tacere la scoperta, ed anche la stampa e le riviste specializzate rivolsero pesanti critiche al loro operato. Tale clima portò ad un certo scetticismo intorno alla scoperta, e presto venne abbandonata da molti ricercatori che si erano avvicinati con entusiasmo. Sebbene la ricerca sulla fusione fredda venne abbandonata per alcuni anni, i due scienziati dopo un breve periodo di assenza, tornarono a studiare la la nuova tecnica nei laboratori privati della IMRA Europe S.A., impresa affiliata alla giapponese Toyota. Nonostante il clima di avversità del mondo scientifico nei confronti della fusione fredda, essa continuò ad essere studiata e sperimentata in molti laboratori sparsi per il mondo, ed ogni anno i ricercatori si incontrano per scambiarsi pareri e risultati.
Questa nuova tecnica a differenza di quella portata avanti da circa 40 anni per attuare la fusione calda degli atomi di idrogeno, sfruttando enormi macchine capaci di far arrivare la temperatura interna anche a centinaia di milioni di gradi, sta proprio nella proposta elaborata da Fleischmann e Pons che si basa sul principio dell’elettrolisi e sfrutta un’apparecchiatura semplicissima. Facendo passare elettricità tra due elettrodi, uno di palladio e l’altro di platino, immersi in acqua pesante D2 0 (dove D é il simbolo del Deuterio) si può produrre una quantità di energia molto superiore a quella immessa. Secondo quanto sinora accertato, nel reticolo cristallino del Palladio si crea una forma di fusione, ancora misteriosa, tra i nuclei di deuterio. Ed è proprio questo che stupisce, come può avvenire una fusione tra due nuclei i quali, essendo dotati di stessa carica positiva, in realtà dovrebbero respingersi in maniera molto potente per effetto della forza coulumbiana?
Recentemente sono state sviluppate numerose tecniche sulla fusione fredda, molte delle quali diverse tra loro, che in alcuni casi hanno portato a risultati sorprendenti rivelando rendimenti energetici addirittura del 900%.
Ovviamente la scoperta di questa nuova tecnica sperimentale ha portato notevoli contrasti nel mondo accademico e non, vi sono in ballo ricchissimi brevetti, il Premio Nobel, oltre al fatto che le attuali centrali nucleari diverrebbero immediatamente obsolete, con gravi danni economici per chi sulle centrali ci guadagna, anche indirettamente.
Tra gli studiosi che hanno migliorato questa tecnica, è da ricordare il prof. Giuliano Preparata, recentemente scomparso, e il prof. Emilio Del Giudice docente presso l'Istituto di Fisica Nucleare di Milano, uno dei maggiori esperti italiani del settore.
Secondo lo stesso prof. Del Giudice, la parte di scienza pura è abbastanza capita, quello che non è ancora risolto pienamente è il problema dell’assimilazione dell’energia prodotta da utilizzarsi per usi pratici, cioè l’ingegnerizzazione. Tuttavia basterebbe investire una parte dei finanziamenti nell’industrializzazione del prodotto, avviando così nel giro di 5-10 anni, la produzione vera e propria di energia. Dunque basterebbe investire meno della metà dei finanziamenti destinati alla riapertura delle centrali nucleari per ottenere -nello stesso lasso di tempo- energia pulita su vasta scala, evitando rischi per la salute dell’uomo e dell’ambiente
”.*

Per il mondo la fusione fredda non esiste, la tv non ne parla, i giornali non ne parlano, il muro di silenzio che avvolge questa nuova tecnica è impenetrabile, eppure esiste un mondo silenzioso che tutti i giorni lavora nell’ombra per consegnarci, in un futuro non troppo lontano, un metodo innovativo per produrre energia pulita e sicura. Un’energia che non produce scorie radioattive, un’energia che non comporta rischi né per l’uomo, né per la natura: una sorta di energia bianca, in perfetta armonia con l’anima profonda del nostro pianeta.

Un paese come l’Italia, che ha l’ambizione di tornare ad essere una nazione competitiva e autorevole a livello internazionale, non può aggrapparsi al nucleare come la soluzione a tutti i problemi. Una nazione come l’Italia non può costruire il suo futuro su una tecnica obsoleta, un modo di produrre energia che verrà senz’altro superato tra non molti anni.
Non possiamo rischiare di restare nuovamente indietro, non possiamo investire risorse finanziarie enormi, e ritrovarci ad essere di nuovo ultimi fra dieci anni.
L’Italia ha oggi l’occasione storica di diventare un paese moderno, di riscattare il proprio prestigio e la propria credibilità, ha l’opportunità di diventare il primo paese al mondo a produrre energia con grazie a nuove e rivoluzionarie tecniche.
Bisogna correre dei rischi, smettere di essere un paese conformista che tira a non perdere il posto, occorre prendere in mano con coraggio il proprio presente e trasformarlo in un grande futuro. Questo significa essere una grande nazione. Non dobbiamo dimenticare che per secoli siamo stati un faro di luce nell’oscurità della storia. Per dirla alla Dante, noi siamo stati il giardino dell'Impero.

*tratto da controstoria


  Davide Mele
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