TITOLO   FOCUS NUCLEARE: INTERVISTA A MASSIMO DE MAIO  
 DATA   08/06/2008  
 AUTORE   O.K.  ARCHIVIO


FOCUS NUCLEARE: INTERVISTA A MASSIMO DE MAIO

De Maio, nucleare si, no o forse?
Assolutamente no. Piuttosto che parlare di nucleare, in questo momento dovremmo concentrarci sull’uso scellerato che facciamo dell’energia. Sarebbe più saggio partire dall'inizio e mettere in discussione il nostro modello di produzione e consumo, attualmente basato sull’idea che l'economia e i consumi possano crescere all’infinito: una idea irrealizzabile, visto che viviamo su un pianeta fisicamente finito. Quelli che hanno il culto di una crescita continua e senza limiti di produzione e consumi si chiedono come alimentarla dal punto di vista energetico. E il nucleare è la loro risposta fideistica.

Ma è anche la risposta più veloce?
Sicuramente no, perché costruire una centrale nucleare tra il 1995 e il 2000 voleva dire impiegare circa dieci anni di tempo per i lavori. Con le centrali EPR di terza generazione si volevano dimezzare i tempi portandoli a soli cinque anni, eppure l'unica centrale di questo tipo in costruzione in Finlandia è già in ritardo: dai cinque anni stimati siamo già passati a più di sette e siamo ancora a metà dell'opera. Posare - come ha detto il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola - la prima pietra tra cinque anni, vuol dire avere, se tutto va bene, la prima centrale nucleare funzionante intorno al 2023, per la buona pace di chi ha fretta di ridurre la bolletta energetica. Si tratta di un tempo decisamente troppo lungo. Il problema energetico va affrontato e risolto nel più breve tempo possibile: secondo dichiarazioni dell'OPEC il petrolio potrebbe reggiungere in brevissimo tempo i 200 dollari al barile. Si parla addirittura di quota 180 dollari raggiunta entro la fine dell'anno.

Torniamo al principio: cosa intende dire con “mettere in discussione il nostro di modello di produzione e consumo”?
Vuol dire mettere in discussione l'idea secondo la quale la qualità della vita delle persone possa dipendere dalla quantità di merci che consumano, e quindi anche dell’energia che serve per produrle, imballarle, trasportarle, smaltirle a fine ciclo di vita. Dobbiamo uscire da una visione materialistica della vita, tipica delle società “turbocapitaliste”, che è poi quella che ci viene quotidianamente proposta da una propaganda martellante. All’interno di questa visione ogni scelta è guidata da valutazioni di tipo economico-monetario. Gli equilibri naturali, ad esempio, non hanno rilevanza monetaria e sono sempre sottomessi agli interessi economici degli esseri umani. Allo stesso modo, non c'è spazio per i legami comunitari, per la logica del dono, per scambi non regolati dal denaro. La cura per i nostri genitori anziani ormai la acquistiamo da badanti rumene. Abbiamo mercificato perfino i rapporti familiari! Per Maroni le badanti straniere svolgono una “funzione sociale” e per quelle irregolari pensa ad una sanatoria ad hoc. Ma, le chiedo: per un genitore anziano è meglio la compagnia, la vicinanza, le cure di un figlio o quelle di un estraneo? Estendendo questa riflessione a tutti i nostri consumi, ci accorgiamo che riducendo l'invadenza delle merci e del mercato possiamo addirittura migliorare la qualità della vita.
Ridurre i consumi di qualsiasi merce o risorsa naturale non significa vivere peggio: siamo arrivati ad un tale livello di spreco che qualsiasi attività umana può essere svolta con un minore impiego di risorse. Quello dell'energia è un esempio lampante: l'efficienza con la quale utilizziamo l’energia è “indegna” di un Paese tecnologicamente avanzato. L’Italia butta via più della metà dell’energia contenuta nei combustibili che importa a caro prezzo, lo spreco inizia dal momento in cui si produce elettricità in centrali termoelettriche che hanno tipicamente un’efficienza del 35%. Tradotto, soltanto il 35% dell’energia contenuta nei combustibili che vengono bruciati in una centrale diventa energia elettrica. L’altro 65% viene disperso sotto forma di calore che non viene recuperato. Un ulteriore 4% di energia (di quel 35%) si perde invece nel trasporto lungo le linee di distribuzione.

Ma in Italia, siamo educati al risparmio energetico?
Non credo proprio, paradossalmente aggiungerei, visto che la nostra è una nazione priva di fonti energetiche fossili. Proprio per questo motivo dovremmo esser maggiormente educati al risparmio energetico. L’Apat, l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi tecnici, nel 1999 aveva commissionato uno studio sulla possibilità di risparmio energetico, attraverso il quale era stato individuato un potenziale di risparmio - a parità di servizi e secondo una stima prudenziale - del 40%. L’anno scorso Greenpeace ha commissionato al Politecnico di Milano una nuova indagine sul risparmio energetico che ha confermato il dato tecnico dell’indagine dell’Apat, ma specificando che il 20% di quel 40% è anche economicamente conveniente, nel senso che farebbe risparmiare molti soldi all'intero sistema economico. E questo piano di efficienza energetica potrebbe partire (a costo zero, o quasi, per lo Stato) anche da domani, non dal 2023...

Ma intanto noi paghiamo più di tutti, mentre in Francia -Paese in cui da sempre si produce energia dalle centrali nucleari- la bolletta è fra le meno care d’Europa…
Questo è vero, ma in Francia - e questo non lo dice nessuno - il settore della produzione di energia elettrica da fonte nucleare è sovvenzionato dallo Stato. In Germania, dove le sovvenzioni sono minori, il chilovattora nucleare ha un costo superiore del 250% rispetto alla Francia dove una serie di costi non sono palesi in quanto sostenuti direttamente dallo Stato, come tutto il capitolo della gestione delle scorie. Anche in Italia i costi di dismissione delle nostre quattro vecchie centrali sono a carico dello Stato. I costi di gestione sostenuti dallo Stato non vengono conteggiati nel costo di produzione dell’energia elettrica: è un costo che c’è ma che non si vede…

E chi lo paga?
Sempre noi, ma sotto forma di altre tasse.

Eppure oggi sembra che in molti vogliano il nucleare..
Ho l’impressione che i nostri politici ne stiano facendo più una battaglia ideologica che non una scelta concreta e realizzabile per il bene della Nazione. E’ un mio dubbio fortissimo. Se dovessimo fare una scelta basata sulla convenienza economica, sui tempi di realizzazione e sull’impatto ambientale, dovremmo fare altri tipi di scelte.

Però -dovendo fare l’avvocato del diavolo- dalla parte loro c’è un dato di fatto che pesa, ossia che siamo troppo dipendenti dall’estero...
Ma resteremmo in ogni caso dipendenti dall’estero. In primo luogo per via della tecnologia, perché se dovessimo costruire una centrale in Italia, sarebbe l'azienda elettrica di stato francese EDF a realizzarla come sta succedendo in Finlandia. I francesi, non potendo più costruire centrali sul loro territorio (hanno 59 reattori), stanno tentando di vendere all'estero la loro tecnologia per continuare a tenere in piedi il loro “business”. L’hanno fatto in Finlandia, hanno tentato in Inghilterra. La Edison, che è una delle aziende “italiane” interessate al settore del nucleare nel nostro paese, è completamente in mano al gruppo EDF. Fare Verde non vuole che l'Italia diventi la colonia nucleare della Francia! Oggi i francesi ci vendono solo l'energia elettrica, domani potrebbero venderci le centrali incassando molto di più. E questa è una forma ancora più grave di dipendenza.

Che però non è l’unica..
Infatti: resteremmo dipendenti dall’estero anche per l’uranio. L'Italia non ha scorte significative di questo minerale e neanche la capacità di arricchirlo per farlo diventare uranio-235, il combustibile fissile utilizzato nelle centrali. La maggiore capacità impiantistica per l'arricchimento dell'uranio è ancora in mano francese, poi vengono gli Germania, Gran Bretagna, Giappone, Stati Uniti. Inoltre, l'uranio non è una fonte rinnovabile e, proprio come il petrolio, più diminuirà e maggiormente ci costerà. L'uranio è disponibile oltretutto in quantità decisamente inferiore rispetto alle atre fonti fossili. La disponibilità di uranio tenendo conto del centrali che ci sono oggi sparse per tutto il mondo, basterà si e no per circa cinquant’anni, forse anche meno. Se tutti si mettono a fare centrali nucleari, rischiamo seriamente che le nostri centrali resteranno prive di uranio quando saranno arrivate a metà o forse meno del loro ciclo di vita. Il rischio che l'uranio non basti per alimentare questa nuova stagione nucleare è stato segnalato perfino dal Sole24ore.

Oggi la destra sembra favorevole all’introduzione di nuove centrali nucleari di terza generazione, ma non è stato sempre così... A cosa dobbiamo quest’inversione di rotta?
La dobbiamo al fatto che non c’è più dibattito: in AN la scelta pro-nucleare l'hanno fatta Fini, Urso e pochi altri imponendola al resto del partito. Un modo di fare che mi sembra che da quelle parti sia diventato una prassi. Per quanto ne so, nell'87 nelle sezioni del MSI si discuteva, ci si informava, si ragionava e si facevano le scelte considerate migliori per la Nazione. Insomma, si faceva Politica. Oggi mi dicono che nelle sezioni si discute di alleanze e liste elettorali. Manca il dibattito all’interno delle sezioni, semplicemente perché si da importanza ad altro. Oggi si fa amministrazione più che politica. Prevalgono le scelte demagogiche fatte per rastrellare voti, ma a volte sono scelte che non coincidono con il bene della Nazione.

Ma questo succede sia a destra che a sinistra.
Vero. Destra e sinistra oltrettutto sono ormai incapaci di dare interpretare la realtà e dare risposte a problemi epocali come il riscaldamento del pianeta o la crisi energetica. Poi c'è il problema dell’ambientalismo collocato a sinistra determinato sia dall'errore strategico della destra che ha subordinato le tematiche ambientali agli interessi economici, sia quello dei Verdi che hanno relegato l'ambiente in un angolino della sinistra riducendolo ad una variante della sinistra radicale. In questo modo i Verdi hanno annullato la portata innovativa e rivoluzionaria che invece l’ecologia poteva avere e che secondo me ancora ha.

E’ vero che “tecnologicamente”, pur adottando centrali di terza generazione -cioè le ultime- rischieremmo in ogni caso di essere in ritardo?
La terza generazione è quella che doveva risolvere i problemi dei costi d’investimento, dei tempi di costruzione e della sicurezza. Una centrale di terza generazione ha un sistema di sicurezza quattro volte superiore rispetto ai sistemi di sicurezza presenti nelle centrali precedenti. La quarta generazione dovrebbe inoltre risolvere i problemi di efficienza (più energia con meno combustibile) riducendo anche le scorie da smaltire. Quindi sì, rischieremmo di partire con centrali sorpassate, quando in cantiere c’è un progetto più moderno. Un bell'affare per l'azienda di stato francese EDF, molto meno per noi...

Il problema delle scorie però resterebbe a prescindere dalla generazione della centrale..
Certo, anche le centrali di quarta generazione produrranno scorie anche se l'obiettivo è di ridurle di quantità. Per capire il problema delle scorie, basti pensare che oggi la stessa Francia (che ha 57 reattori in 19 centrali) non ha ancora un deposito definitivo per le scorie ma adotta soltanto depositi temporanei. Stesso problema che riguarda gli USA, che provarono ad avere un unico deposito nazionale definitivo, ma si fermarono alla fase di studio preliminare a causa dei problemi di messa in sicurezza di tipo geologico. Ed il problema, all'estero cone in Italia, non è ancora stato risolto.

Qual è la risposta al nucleare?
E’ innanzitutto l’efficienza energetica. Ossia una riduzione drastica dei nostri consumi, tecnicamente realizzabile da subito, senza aspettare il 2023. Poi viene il cambiamento radicale del sistema di produzione e consumo dell'energia, passando da grosse centrali a piccoli impianti distribuiti sul territorio, fino alla piccolissima scala condominiale, che autoproducono l’energia di cui hanno bisogno e mettono in rete le eccedenze. Si tratta di costruire un mercato energetico veramente libero all'interno del quale chiunque possa produrre e vendere la propria energia. Le norme sul nuovo conto energia vanno in questa direzione: dare il mercato energetico in mano ai cittadini. In questo modo, basterebbero poche e piccole centrali alimentate da fonti rinnovabili ben distribuite sul territorio e per questo molto più efficienti.

Parliamo principalmente di fotovoltaico?
Il mercato mondiale del fotovoltaico è cresciuto del 19% nel 2006 e continua a crescere a ritmi sostenuti, ma non è l'unica alternativa. Per capirci, nel 2007 a livelo globale il nuovo eolico installato ha prodotto quasi 50 volte più elettricità del nuovo nucleare realizzato. E per i prossimi 4 anni ci si aspetta da solare e eolico un contributo alla riduzione dei gas serra 4 volte superiore a quello del nucleare installato nello stesso periodo. Secondo al IEA , International Energy Agency, nel 2030 la quota di energia prodotta dal nucleare si ridurrà dall'attuale 16% al 9-12%, mentre cresceranno a dismisura le fonti rinnovabili. Oltre a solare ed eolico, potremmo utilizzare la micro-cogenerazione alimentandola con il metano ottenuto dal riciclaggio dei rifiuti organici e piccole centrali a biomassa che utilizzano risorse reperite in un raggio di pochi chilometri: si tratta di centrali che utilizzano gli scarti della manutenzione dei boschi e del verde, della lavorazione del legno o dell’industria agroalimentare. Poi ci sono le nuove frontiere, come quella che riguarda il moto ondoso, adottato fortemente dal Portogallo, e in Italia di mare direi che ne abbiamo...

Onestamente: crede che il nucleare si farà oppure no?
Mi verrebbe da dire di no, perché non c’è nessuna convenienza nel farlo. Ma siamo in Italia, dove siamo specializzati in sprechi di denaro pubblico, mentre non facciamo ciò che serve veramente. Se riusciamo a fare discorsi così demagogici sul nucleare, potrebbe anche succedere che queste centrali prima o poi si facciano. Se poi tutti se ne convincono... sarebbe un disastro sotto ogni punto di vista.

Dalla destra cosa si aspetterebbe?
Mi aspetterei una politica simile a quella dei partiti nazionalisti l’Irlanda, della Scozia o del Galles, che hanno vinto le elezioni grazie a programmi ecologisti, dicendo no al nucleare e agli inceneritori, puntando invece sul risparmio energetico, sulla riduzione a monte dei rifiuti, sull’acqua pubblica e la salvaguardia delle economie locali. Dalla destra italiana mi aspetterei una visione più conservatrice del mondo e la sua traduzione in un programma politico capace di conservare, appunto, le risorse e gli equilibri naturali. Perché non si può essere ecologisti senza essere conservatori.
 


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