TITOLO   LE QUATTRO AZIONI CHE POSSONO PORTARE LA PERSONA AL CENTRO (di Gianni Alemanno)  
 DATA   14/07/2009  
 AUTORE   Gianni Alemanno  ARCHIVIO


LE QUATTRO AZIONI CHE POSSONO PORTARE LA PERSONA AL CENTRO (di Gianni Alemanno)

Questo convegno rappresenta per noi un segnale molto importante, perché, dopo lunghi e faticosi mesi - segnati ovviamente dalla competizione elettorale, ma soprattutto, purtroppo, dal gossip, dal fango, da un confronto politico che è stato portato a livelli bassissimi - noi sentiamo il bisogno di rilanciare il grande dibattito pubblico: quello fondato sui principi che si fanno leggi dello Stato e si tramutano in azioni concrete; quello fondato su una politica che riesce a ragionare sui reali valori umani. Noi siamo convinti (e questo lo sottolineiamo bene, ed emergerà con forza da tutte le relazioni che ci seguiranno) che tutto questo discorso rivolto ai valori sia un discorso di libertà. Rigettiamo al mittente le accuse di tutti coloro che pensano che ispirarsi al diritto naturale, alle identità delle persone, sia un modo per limitarne la libertà: è esattamente il contrario, la libertà delle persone non può essere scissa dalle verità e dai valori.

Tra l'altro questo convegno arriva dopo un atto governativo molto importante, il Libro Bianco del Welfare, di cui ringrazio l'amico Sacconi, e in attesa di un altro evento molto importante: l'Enciclica Sociale di Benedetto XVI, che costituirà un riferimento da leggere con attenzione.
Il Libro Bianco rappresenta una svolta nella individuazione delle misure sociali del Welfare delle nazioni industriali, perché è un manifesto compiuto di relazioni sociali fondate sulla persona umana, sulle appartenenze comunitarie, in cui emerge un'irrevocabile lettura dell'impresa come comunità di persone che insieme perseguono un obiettivo, un fine, e che devono essere legate da una responsabilità e da un destino comune. Per molto tempo anche il centro-destra ha respinto questo tipo di impostazione, individuando magari quali punti di riferimento per una modernizzazione luoghi comuni liberisti o astratti riferimenti al mercato. Sicuramente in uno Stato e in una società ingessata come quella italiana occorrono massicce dosi di liberismo, di libertà e di concorrenza, per far saltare monopoli, incrostazioni, equilibri sociali ed economici ormai superati; ma tutto ciò deve essere congiunto con un'altra base di relazione sociale: l'economia sociale di mercato deve essere rifondata sul principio di sussidiarietà, sul principio di partecipazione, sulla centralità della persona umana.
E qua veniamo al punto.
Quattro sono i temi che andremo ad affrontare, uno dopo l'altro.
Il primo, su cui ovviamente parlerà in termini molto chiari Sacconi, riguarda l'approvazione definitiva di una legge sul fine vita che non modifichi sostanzialmente il testo uscito dal Senato. È un testo fondamentale che, nascendo da una storia drammatica come la vicenda Englaro, dà un riferimento importante alla tematica del fine vita e non crea situazioni scivolose ed equivoche.

Il secondo riferimento è il tema, ormai maturo, dell'approvazione di una legge sulla partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione dell'impresa. Una legge non coercitiva, una legge che non obblighi nessuna impresa a seguire questa strada, ma che incentivi e valorizzi questi tipi di realtà. È chiaro che una legge di tal genere non può che inserirsi in una strategia molto più ampia disegnata dal Libro Bianco del Welfare, ma è una legge simbolo, inseguita da tanti anni. Ricordo, quando ero componente del Governo, il tentativo di introdurre addirittura una norma nella legge finanziaria che disponesse in tal senso: ma in quel momento non c'era il consenso delle forze sociali. Oggi, anche in base ai risultati del Congresso della Cisl, noi sappiamo che questa legge simbolo si può realizzare, e si può realizzare proprio con una base di consenso da parte delle realtà sociali, introducendo un simbolo di una relazione industriale diversa, non basata sulla conflittualità, ma fondata sulla produttività, sull'impegno e sulla responsabilità comune. Tra l'altro tengo a sottolineare che il Comune di Roma da questo punto di vista si è posto in qualche modo all'avanguardia: abbiamo firmato un protocollo con tutte le sigle sindacali, nessuna esclusa, che impegna il Comune ad apportare modifiche in tal senso agli statuti di tutte le municipalizzate, di tutte le società di proprietà del Comune - o partecipate - che erogano servizi ai cittadini, con l'introduzione di Consigli di Sorveglianza, in cui ci saranno i rappresentanti dei lavoratori, affiancati ai Consigli d'Amministrazione. Questo perché? Perché noi vogliamo che i cittadini lavoratori che operano nelle municipalizzate siano responsabilizzati nell'attuare i diritti dei cittadini consumatori, dei cittadini utenti, che si aspettano servizi migliori ed erogatori realmente efficienti. Questo è un atto di responsabilità che nel contempo valorizza il ruolo dei lavoratori e li impegna su un obiettivo di profonda modernizzazione.

Il terzo tema riguarda una ripresa forte delle politiche familiari: quelle dirette a rafforzare realmente questo istituto basilare della nostra storia: la famiglia numerosa, la famiglia che sfida le condizioni economiche avverse; una politica degli incentivi e degli sgravi, che vadano nel segno del quoziente familiare determinando una fiscalità non dimensionata alla singola persona, bensì al concreto contesto in cui quella persona è inserita.

Infine il quarto punto: un punto di attualità, visto che sono stati appena approvati il pacchetto sicurezza e quello sul volontariato. Nel pacchetto sicurezza esiste una norma che si è prestata a molti equivoci, per responsabilità anche di alcune esternazioni un po' troppo vivaci provenenti da esponenti di centro-destra. Stiamo parlando della norma che prevede un volontariato territoriale, che collabori con le forze dell'ordine nel garantire la sicurezza dei cittadini. Questo volontariato è l'esatto contrario delle ronde, e lo ripeteremo con forza in ogni occasione; perché le ronde sono l'immagine di una giustizia fai-da-te, che si separa e si contrappone alla giustizia garantita dalla magistratura e dalla forze dell'ordine. Il volontariato che deve contribuire alla sicurezza territoriale è invece un volontariato che collabora con le forze dell'ordine, che segnala ma non interviene, che garantisce una presenza diffusa sul territorio di persone che possono aiutare, ma solo rafforzando l'unica giustizia reale e consentita dalla nostra Costituzione.

Questo è un segnale chiaro. Ma noi qui proponiamo un altro passaggio che deve realizzarsi sul territorio, congiungere con forza la sicurezza territoriale alla sicurezza sociale, fare in modo che il volontariato diffuso - in cui non solo le organizzazioni classiche di tale settore, ma tutti i cittadini, siano spinti a un impegno di carattere solidaristico, a un impegno di carattere di volontariato - vada a congiungere la sicurezza territoriale alla sicurezza sociale. In questo Paese, nelle nostre città, ci sono troppe persone non autosufficienti, che non trovano risposta nei servizi sociali, per carenza di risorse, per carenza di organizzazione; queste persone devono trovare un aiuto solidale nei cittadini. Dobbiamo sfidare l'isolamento, l'individualismo, l'abbandono; dobbiamo riappropriarci del territorio e del tessuto sociale delle nostre città, facendo in modo che ci sia una grande spinta solidaristica. Insomma noi vogliamo dire ai cittadini: «Uscite di casa, non rinchiudetevi, non abbiate paura, non abbiate tentazione all'isolamento. Uscite di casa per costruire una grande relazione sociale, rimpadronitevi della vostra città». Questo è il segnale che noi vogliamo dare.

Allora io concludo questa mia introduzione, passando la parola attraverso il moderatore al Ministro Sacconi, insieme al quale abbiamo lanciato questa iniziativa, sostenendo con forza che il futuro del Popolo della Libertà è un futuro fondato su un grande sforzo di carattere culturale, su una grande capacità di diffondere idee, principi. Noi siamo il primo partito italiano, siamo il più grande partito della storia italiana, dobbiamo prenderci carico del dibattito pubblico, non dobbiamo lasciarlo ai poteri forti, non dobbiamo lasciarlo alle centrali giornalistiche, non dobbiamo lasciarlo a chi è distaccato dalla gente. Noi abbiamo il consenso della gente, ce lo siamo guadagnato palmo a palmo sul territorio: queste elezioni sono le prime elezioni in cui il Popolo della Libertà ha raggiunto un risultato migliore sul territorio che a livello nazionale: è andato meglio nelle sfide dei Sindaci e dei Presidenti delle Province che nelle Elezioni Europee. Bene, questo consenso divenga in termini sempre più evidenti non solo progetto politico, che è già ben rappresentato nel Governo, ma anche progetto culturale, progetto di aggregazione, progetto per una rinascita nazionale che parta dalle persone; se la persona - nella sua completezza, nelle sue appartenenze - si risveglia, si rimette in movimento, non c'è crisi finanziaria che ci possa spaventare, non c'è problema che non si possa risolvere. I problemi materiali e le difficoltà nelle relazioni sociali possono essere risolti, si può trovare la strada giusta, se si rimettono in moto i grandi valori della persona umana che rendono autentico il nostro essere insieme e il nostro vivere.
Vi ringrazio e vi abbraccio tutti.

relazione del 3 luglio 2009


  Gianni Alemanno
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