| TITOLO |
L’omaggio a quei figli di un Dio minore* |
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| DATA |
08/01/2010 |
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| AUTORE |
Salvatore Santangelo |
ARCHIVIO |
Roma gennaio 1978: presso una pompa di benzina viene ritrovata un'audiocassetta. Un messaggio di pochi secondi. La voce contraffatta di un giovane scandisce una rivendicazione a nome dei Nuclei Armati di Contropotere territoriale: «Un nucleo armato, dopo un'accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di Via Acca Larentia, ha colpito i topi neri nell'esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l'ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga». Poche parole per descrivere un crimine orrendo che si era consumato qualche giorno prima tra i palazzoni grigi e anonimi che circondano via Acca Larentia, nel quartiere Tuscolano, dove al numero 28 c'era una sezione del Movimento sociale italiano (Msi). Alle ore 18,20 del 7 gennaio cinque giovani militanti del Fronte della gioventù escono dalla sede. Contemporaneamente, da via Evandro, sbuca un gruppo di fuoco composto da 5-6 persone, un vero e proprio plotone d'esecuzione. Franco Bigonzetti, colpito alla testa, si accascia davanti alla porta della sede missina. Francesco Ciavatta tenta di fuggire, ma è investito da una serie di colpi a distanza ravvicinata: cade anche lui. Vincenzo Segneri è ferito di striscio a un braccio, ma riesce a barricarsi nella sede insieme agli altri due militanti. Il commando si ritira; alcuni testimoni li vedono salire su un'auto rossa, forse una Renault, posare le armi nel bagagliaio e poi sparire nel buio. La polizia e le autoambulanze arrivano dopo pochi minuti; per Bigonzetti (19 anni) non c'è nulla da fare, Ciavatta (18 anni) è ancora vivo, ma ha perso conoscenza. Lo portano all'ospedale più vicino, il San Giovanni, ma il ragazzo muore appena entra in sala operatoria. I due giovani missini sono stati uccisi con una mitraglietta Cz 61 Skorpion calibro 7,65, la stessa arma poi usata in altri tre omicidi firmati dalle Br (quelli dell'economista Ezio Tarantelli, dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Roberto Ruffili): l'assassinio dei giovani di Acca Larentia era stata forse una sorta di iniziazione. Nelle ore seguenti, col diffondersi della notizia dell'agguato, una sgomenta folla, composta soprattutto da attivisti del Fronte, si raduna sul luogo della strage. Presto scoppiano i tafferugli, il capitano dei carabinieri Edoardo Sivori spara ad altezza d'uomo, centrando e uccidendo il diciannovenne Stefano Recchioni. Alcuni mesi dopo l'accaduto il padre di Ciavatta, portiere in uno stabile, si suicida per la disperazione ingerendo una bottiglia di acido muriatico. Della strage vengono accusati alcuni esponenti della sinistra extraparlamentare: Mario Scrocca, Fulvio Turrini, Cesare Cavallari, Francesco de Martiis e Daniela Dolce. Quest'ultima riesce a non farsi catturare, entrando in latitanza, mentre Scrocca, arrestato, si toglie la vita in cella il giorno dopo essere stato interrogato dai giudici. Gli altri tre imputati, anch'essi arrestati, sono assolti in primo grado per insufficienza di prove. Solo da pochi anni l'Italia ricorda quelli che a lungo sono stati figli di un Dio minore. Un primo segno di riconoscimento ufficiale c'è stato in occasione del trentennale, quando Gianfranco Fini e Gianni Alemanno ricordarono pubblicamente quei ragazzi; grazie a loro, l'opinione pubblica ha avuto consapevolezza di questa tragica vicenda. Un altro passo c'è stato lo scorso anno, quando sempre Gianni Alemanno ha reso omaggio alle vittime di quella insensata strage con la fascia tricolore di Sindaco. Le celebrazioni di quest'anno sono accompagnate dalla notizia che presto il Comune di Roma avrà una piazza dedicata a quei ragazzi caduti 32 anni fa. "Maneggiare" la memoria è un'operazione delicata, sempre in bilico tra strumentalizzazioni e rimozioni, ma la strada che si sta percorrendo è forse quella giusta per costruire un comune orizzonte per il nostro Paese, che troppo a lungo si è rifiutato di fare i conti con le sue tante - troppe - ferite dimenticate.
*pubblicato su il Tempo (07 gennaio 2010)