TITOLO   Natalità. L’inverno demografico che rischia di gelare l’Italia  
 DATA   20/01/2010  
 AUTORE   Barbara Saltamartini  ARCHIVIO


Natalità. L’inverno demografico che rischia di gelare l’Italia

di Barbara Saltamartini

(tratto da circolinuovaitalia.org) - Il “suicidio demografico” del nostro continente. Così Giovanni Paolo II denominò, nel 1985, quel drammatico declino delle nascite che ha stravolto la fisionomia di molti stati europei. Un fenomeno silenzioso, vissuto alla stregua di un dato ineluttabile e relegato per decenni ai margini del dibattito politico. Contro questa deriva, destinata a segnare fatalmente la fine delle civiltà, paesi come la Francia o la Germania hanno reagito con vigore, ponendo in atto generose politiche a favore della maternità intesa come fattore di dinamismo e di ricchezza sociale. Ben diverso il caso dell’Italia, ove al retorico e costante richiamo alla centralità della famiglia è corrisposta, nei fatti, una sostanziale e prolungata indifferenza da parte dello Stato. Il risultato, come ha certificato il Censis nel suo ultimo rapporto annuale, è un paese senza figli, in cui la scelta di una gravidanza diventa un atto solitario ed eroico. Ma ciò che più colpisce è il ridimensionamento delle aspirazioni genitoriali, quello che potremmo chiamare – parafrasando l’aberrazione delle politiche di pianificazione cinese – il limite del figlio unico. Le donne italiane, confermano tutte le statistiche, vorrebbero più bambini di quanti in realtà ne mettono al mondo. Eppure, dopo il primo nato, la maggior parte è costretta a rinunciare, per non scontare ulteriori e insostenibili penalità. Una divaricazione, fra desiderio di maternità e sua realizzazione, che pone un problema inedito ma diffusamente avvertito di libertà femminile. E incombe, come una pesante ipoteca, sugli equilibri sociali ed economici del paese. E’ indubbio, infatti, che la demografia sarà il fattore di cambiamento più rilevante dei prossimi decenni. Il clamoroso calo delle nascite, unito all’invecchiamento della popolazione, avrà ricadute imponenti su ogni aspetto della vita pubblica, dalla sanità alla previdenza, dai consumi agli investimenti, dalla convivenza urbana all’afflusso migratorio. Per questo affrontare la questione demografica diventa una priorità ineludibile e impone una svolta programmatica non solo di carattere politico ma anche e soprattutto culturale. La sfida è ambiziosa e richiede un cambiamento a 360 gradi: da un approccio universalistico, di stampo individualista e assistenziale, ad una dimensione comunitaria in cui la famiglia diventa soggetto strategico di riferimento. Ciò vuol dire scardinare quella mentalità, consolidatosi nei decenni, che ha ridotto le funzioni familiari, in primis quella riproduttiva, ad un fatto meramente privato e senza alcun valore sociale, tutto fondato sull’investimento – ideale, affettivo e materiale – dei singoli. Solo partendo da una nuova considerazione della famiglia come destinatario centrale delle politiche sociali, solo riconoscendone il ruolo pubblico di risorsa vitale per la società, sarà possibile creare un ambiente favorevole alla specificità delle funzioni che le sono proprie. Di qui l’importanza di quella profonda rivoluzione fiscale che si chiama quoziente familiare, in quanto strumento demografico e di equità fiscale teso a premiare i nuclei familiari più numerosi. Di qui, ancora, la necessità di ripensare il modello di welfare con nuove politiche di conciliazione e di flessibilità, con l’aumento dell’offerta pubblica di servizi, con un migliore utilizzo dei congedi parentali basato sul principio della pari responsabilità di cura e con strumenti normativi che non penalizzino il compito dei genitori rispetto alle aspettative di crescita professionale. La promozione dell’occupazione femminile, in particolare, riveste una straordinaria importanza. Come dimostra l’esperienza di altri paesi, infatti, quando le donne godono di una piena autonomia - civile, economica, culturale, sociale – ritornano ad essere anche mogli e madri, senza dover compiere scelte innaturali e mutilanti fra il mettere al mondo un figlio o conservare il proprio posto di lavoro. In questo senso, il governo e l’attuale maggioranza hanno intrapreso la giusta direzione con il varo di un articolato Piano di azione per l’inclusione delle donne, dotato di un investimento di ben 40 milioni di euro per un ventaglio di progetti che spazia dalle tagesmutter ai voucher per i servizi di cura, dalla promozione del telelavoro alla formazione e il reinserimento delle lavoratrici in congedo.
“Le demografia si vendica di chi la dimentica”, ammonisce un antico ma lungimirante principio. Ebbene, è arrivato il momento di affrontare con coraggio l’inverno demografico che rischia di gelare il futuro del nostro paese.

On. Barbara Saltamartini
Responsabile nazionale Pari opportunità del PdL

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