Glossario
AMBIENTE.: per la destra l'ambiente non è una dimensione
meccanica, che condiziona e plasma a suo piacere l'uomo (concezione
della sinistra), ma una realtà vivente che può avere
un profondo rapporto con l'anima dei diversi popoli, con le loro
differenti specificità. E' il "paesaggio" di
Spengler, la "madre terra" delle comunità tradizionali.
Noi cerchiamo il "nostro" ambiente naturale, e anche
lo creiamo, interagendo reattivamente (Ortega y Gasset): esso
diviene una espressione esterna della nostra interiorità.
ANTAGONISMO: ci sono i professionisti dell'antagonismo, i malati
immaginari di antagonismo, coloro che sono antagonisti a tutto
compresi se stessi, che dicono di combattere il sistema, ma
sono disposti a muoversi solo con l'assistenza pubblica e politica
delle amministrazioni di sinistra. Poi ci sono coloro che, lontano
dai riflettori, senza velleitarismi e infantili dogmatismi credono
di avere ancora una visione del mondo antagonista.
BIOETICA: la scienza moderna non ha in sé criteri etici:
è una forma di conoscenza che vuole cambiare il mondo
in profondità in nome del "progresso". Serve
quindi una dimensione valoriale, posta al di sopra della scienza,
che la controlli e la guidi. La bioetica per la destra non deve
limitarsi alla difesa della dignità umana di fronte alle
minacce di certe ricerche della biologia, ma deve anche tutelare
l'ordine della natura nel suo complesso.
BIPOLARISMO: Marcello Veneziani afferma che il bipolarismo
di domani sarà quello fondato sulla dialettica comunitari-liberal.
Questo bipolarismo è sicuramente - e i segnali lo dimostrano
chiaramente - una linea di tendenza presente nello scenario
politologico nazionale e internazionale, dove, mentre la destra
va sempre più accentuando i suoi caratteri comunitari
e interclassisti, osserviamo una sinistra che cerca sempre più
la sua nuova legittimazione nella "rivoluzione liberale"
di gobettiana memoria e cerca di contestualizzare il proprio
progressismo in termini di emancipazione dell'individuo da tutte
le proprie radici comunitarie e nazionali. La sinistra di oggi
si caratterizza, dunque, per l'"individualismo istituzionale":
lo Stato sociale e le tecnostrutture distribuiscono diritti
civili e politici agli individui, e non, come noi riteniamo
più corretto fare, a gruppi, famiglie e comunità,
considerando il cittadino solo nella sua individualità
indistinta e negando quindi qualsiasi valore, appunto, agli
insiemi comunitari. In questa visione si ritrova il peggio dell'eredità
giacobina della sinistra.
COALIZIONE: rispetto a sei anni fa il centrodestra appare molto
più coeso, nonostante le differenze, molto più
maturo, è più "coalizione". Le sue anime
- cattolica, liberale, federalista e solidarista - riescono
a convivere abbastanza bene, a differenza della sgangheratezza
degli avversari.
COMUNITA': si può stare assieme senza contratto, senza
calcolo, con un progetto comune che abbraccia intere generazioni,
che si pone l'obiettivo del millennio venturo, che costruisce
mura e cattedrali, per mero amore? La comunità è
esattamente questo. Non può vivere comunità che
ritenga vita priva di significato: costui è più
adatto fare il liberale, ossia cercare ad ogni costo il proprio
utile personale (nell'illusione che ciò coincida col
bene comune), fino alla morte che lo deruberà di tutto.
Non può vivere comunità chi non abbia solidi motivi
per amare qualcosa fino al disprezzo di sé; l'alternativa
è amare se stessi fino al disprezzo dell'universo intero.
Comunità nasce dal realismo di cogliere la vita umana
come una parentesi provvisoria, eppure come l'unica freccia
al proprio arco, per cui ha senso il sacrificio di sé,
e la volgarità del mercato scompare. Il bambino che nasce
non può ripagare in alcun modo il cibo della propria
madre, senza la prima forma basilare di comunità, la
famiglia, nessuno d noi sarebbe sopravvissuto, allo stesso modo,
nulla come l'egoismo uccide i popoli, annullandone il destino.
Homini viatores, ci accorgiamo che il viaggio ha uno scopo se
è fatto in compagnia. Il significato della vita di singoli
e popoli si incontra così, gratuitamente, in cammino
(ovvero non lo inventiamo noi, e al massimo lo riconosciamo).
CULTURA: il principale obiettivo culturale per la destra italiana
è quello di riuscire finalmente a spezzare quello che
Peppe Nanni ha giustamente definito come il "trust culturale"
costruito negli ultimi cinquant'anni dalla sinistra. Per far
questo è necessario sviluppare una politica culturale
e difesa del pluralismo al di là di qualsiasi tentazione
egemonica. Cioè a difesa della possibilità di
scelta per ottenere un vero confronto, un conflitto regolato
tra culture diverse. Contemporaneamente uno dei grandi obiettivi
della nostra azione culturale e metapolitica deve essere quello
di una rottura della logica progressista cominciando a comprendere
che esistono una serie di civiltà e realtà diverse,
che si sono articolate nella storia, che non possono essere
incasellate in senso gerarchico secondo una dinamica progressista.
Questo è un dato fondamentale per aprire orizzonti nuovi
nella percezione del pensiero e del mondo tradizionale, di realtà
che sono il nostro popolo, chiuso dietro una griglia razional-progressista,
stenta a riconoscere come tali.
DEMOCRAZIA: mentre il potere mondialista della finanza apolide
usa l'inglese come sua lingua franca, le democrazie per farsi
intendere e ottenere i voti su cui basano il loro potere devono
esprimersi nelle lingue dei popoli e -almeno per questo - sono
necessariamente nazionali. La democrazia è anche quella
cosa con cui più spesso si vincono le guerre. Cesare,
creatore dell'Impero romano con la conquista delle Gallie era
il capo del "partito democratico". Napoleone invase
l'Europa in nome della nuova idea democratica, che era riuscita
a creare la Grande Armata imponendo la coscrizione generale
obbligatoria. Di solito sono i democratici in America a volere
le guerre (Wilson nella prima guerra mondiale, Roosvelt nella
seconda), mentre la destra repubblica è più isolazionista.
DESTRA: chiusi, finalmente, i due secoli sanguinosi della cultura
delle rivoluzioni, le differenze tra destra e sinistra vanno
sempre più perdendo, dicono, di significato. La sinistra
tiene all'etichetta derivata dalla topografia parlamentare più
di quanto ci tenga la destra, che preferisce definirsi attraverso
simboli, personaggi e contenuti: gollista, conservatrice, giustizialista,
nazionalpopolare, cristianosociale (come in Baviera) e altro
ancora
Perciò la sinistra considera di destra gli
inviti a superare i vecchi schemi di destra e sinistra. In effetti
gli inviti così spesso vincenti segnano le fasi più
vitali, dinamiche, innovative della destra, che di solito torna
a definirsi tale nelle fasi di declino.
ETICA: avere/dare valori vuol dire offrire riferimenti forti
alla persona e alle comunità, in grado di sprigionare
energie e di mobilitare grandi capacità. Scelte etiche
e valoriali immettono infatti energie positive nella società,
fidando l'entropia sociale, il rilassamento e lo sfaldamento.
Tutto questo può realizzarsi indicando punti di riferimento
con cui ognuno si va a confrontare, pure ammettendo che settori
anche ampi di popolazione non intendiamo aderire a questo modello.
Reimmettere una dimensione etica nella società vuol dire
soprattutto avere la capacità di generare una tensione
ampia e aperta - non confinata in rigidi schemi confessionali
- verso la spiritualità.
EUROPA: oggi occorre interrogarsi se l'idea di superamento
degli Stati nazionali, ripiegati su se stessi, che ha dato inizio
al processo di unificazione europea non rischi di tramutarsi
da affermazione identitaria comune, portatrice di valori e di
progettualità politica (l'Europa che noi vogliamo), in
una mera fusione economica tra l'azienda Italia, l'azienda Germania
e così via. Da svolta della storia mondiale a gestione
manageriale dell'economia e della società, imposta acriticamente
da un Paese all'altro sotto gli auspici del Fmi. L'ideale europeo
finirebbe così non col creare una nuova casa comune,
ma si esaurirebbe nell'essere null'altro che una tappa intermedia
verso un mondo dove le appartenenze "aziendali" finiscono
per contare più di quelle politiche o culturali.
FEDERALISMO: un tempo l'autorità era ritenuta legittimata
da un diritto divino. Il crescente dubbio sviluppatosi in occidente
su questa provenienza celeste della regalità, mise fino
all'Era delle monarchie dinastiche ed alle teocrazie, lasciando
il campo alle organizzazioni di tipo democratico. Se la legittimazione
non viene più dall'alto non può che venire dalla
base, tramite un processo di associazione progressiva degli
individui e delle comunità. Questa "scelta associativa"
non può essere imposta o passiva, ma deve essere (perché
mantenga la sua legittimità) continuamente riaffermata
con la riconferma mutuale della reciproca volontà di
appartenere al medesimo insieme. Così le famiglie, le
tribù e poi le nazioni si sono federate nel tempo in
insiemi più ampi. La federazione è un patto che
non ha confini di nessuna natura, purchè le parti che
si associano mantengano le loro specificità. Dalla molteplicità
deriva la ricchezza dell'insieme; purchè l'insieme venga
salvaguardato.
FIUGGI: nome di ridente cittadina laziale, nota per le sue
terme e l'acqua con proprietà terapeutiche e diuretiche:
da ripetere costantemente a chi vi chiede ancora qualche altro
strappo col passato.
GIOVANI: anagraficamente, nonostante il calo delle nascite,
qualcuno ancora circola in Italia. Gli altri, quelli giovani
per davvero, quelli per cui la gioventù è una
categoria dello spirito sono in via di estinzione. Braccati
dal moderatismo, stremati dal senso comune, inseguiti dalla
paralizzante normalità sono alla ricerca di un loro habitat,
di un loro Wwf che li protegga
ci provi Azione giovani.
GLOBALIZZAZIONE: l'odierna globalizzazione, quella che è
letteralmente esplosa dopo la fine della Guerra fredda e di
cui non è ancora possibile dire se si tratti di una svolta
destinata a segnare un lungo periodo futuro, o di una breve
fiammata che si esaurirà presto, è un processo
che si ispira ad un libero scambio totale quanto confuso, ad
una accettazione senza problemi dell'interdipendenza che porta
come logica conseguenza a prevedere la fine dello Stato "politico"
così come lo conosciamo oggi, e alla sua sostituzione
con realtà produttive fondate su una specifica, e assai
ristretta, specializzazione produttiva, inserite in quella che
viene chiamata "nicchia" sul mercato globale. Si fonda
sull'idea di un mondo di repubbliche di banane. La nascente
e pasticciata "ideologia" che sta dietro alla globalizzazione
è una specie di cosmopolitismo soft carico di semplicistici
luoghi comuni e di venature umanitarie, alla Jovanotti, una
"ideologia" che alcuni considerano destinata a prendere
il posto - nel cuore delle masse e nei commenti dei media -
degli antichi patriottismi.
ISTRUZIONE: dall'attuale crisi del sistema dell'istruzione
si esce con le tre "i": identità, inattualità,
insegnamento. Anzitutto l'identità culturale della nazione:
la sua conoscenza, comprensione e trasmissione, devono tornare
ad essere l'essenza della scuola. Prima delle suddivisioni interne
del sistema e dello stabilimento dei programmi, l'identità
nazionale deve costituire il fondamento dell'istruzione di ogni
livello: un popolo che smarrisce la memoria e la comprensione
di sé, è destinato ad essere schiavo e a perdersi
nel fluire della storia. Questo punto sembra chiaramente recepito
dalla politica scolastica del governo. Poi l'inattualità,
perché l'inglese, la matematica e l'informatica servono
alle aziende più di quanto servano alla persona e al
cittadino. Occorre fondare l'apprendimento su un nucleo di discipline
storico-letterarie in grado di trasmettere i valori di riferimento,
per consentire il libero sviluppo dell'intelligenza e della
personalità. La cultura è un bene per sua natura
non fungibile ed inattuale: bisogna assolutamente evitare di
costruire una scuola appiattita sull'attualità, schiava
delle mode e di ridotto valore culturale. Infine l'insegnamento:
dopo tanti anni di pedagogismo morbido, tendente a ridurre l'insegnante
a una scialba patetica figura, deve tornare ad essere l'essenza
della funzione docente. Non amico né consigliere né
confuso chiaccherone, ma guida e maestro. Solida preparazione
professionale, profonda cultura, dedizione: solo così
si può essere guida nel processo di conoscenza e maestro
in quello di crescita e maturazione, esempio in grado d'incarnare
e trasmettere conoscenze e valori.
LAVORO: è del 21 aprile 1927 la Carta del lavoro. Nel
suo libro postumo Genesi e struttura della società Giovanni
Gentile, il filosofo assassinato, aveva predicato l'Umanesimo
del Lavoro. La Repubblica italiana, come proclama il primo articolo
della Costituzione, "è fondata sul lavoro".
Nel programma del Movimento sociale italiano si prospettava
la realizzazione delle Stato nazionale del lavoro. Lo Statuto
dei lavoratori, che adesso va aggiornato e quindi riscritto,
passò a suo tempo anche col voto del Msi.
LIBERTA': perché tanti di noi l'amano più degli
altri? Perché non l'hanno avuta in regalo né dai
partigiani, né dagli americani, ma per mezzo secolo hanno
dovuto faticosamente conquistarsela giorno per giorno contro
discriminazioni e pregiudizi. E' una libertà fusa nel
fuoco dei fratelli Mattei, cementata col sangue di Acca Larenzia,
di Mantakas, di Ramelli
MODERNITA': la modernità non deve essere considerata
come una sorta di epoca storica superiore alle altre, più
elevata, più civile, qualcosa di "ideologico"
come fa il "progressismo". Nei suoi confronti occorre,
comunque, avere un atteggiamento positivo, che non vuol dire
acritico, ma attivo, nel senso di ritenere che la modernità,
le sue conseguenze politiche e sociali, le sue realizzazioni,
soprattutto in campo tecnico, possono essere strumenti validi
per una politica ispirata a principi spirituali, comunitari
e identitari. Proprio la capacità di attualizzare questi
"principi metastorici" e "metapolitici"
è una delle nostre più alte ambizioni. Questo
può accadere solo considerandoli come un dato permanentemente
a disposizione dell'uomo, a prescindere dalle evoluzioni della
storia. Nel caso contrario si ricadrebbe nel cono d'ombra dei
"miti incapacitanti", una trappola in cui è
spesso scivolato un certo tradizionalismo. Il grosso della cultura
della destra tradizionalista antimoderna, pur nell'assoluta
profondità di elaborazione e fascino di alcuni dei suoi
principali esponenti, si è rivelata "impolitica"
negli esiti. Questo però, non significa avvertire la
presenza di un "lato oscuro della destra" - in cui
spesso si tende a far rientrare indiscriminatamente qualsiasi
cultura politica di orientamento comunitario - che deve essere
bonificato. Al contrario è possibile costruire una destra
democratica a forte connotazione identitaria, comunitaria, solidarista,
partecipativa, in connessione positiva sia con la Tradizione
che con la modernità.
NAZIONE: l'Italia, uno dei patrimoni più alti del genere
umano, non deve sciogliersi nell'Europa, ma starvi e rafforzarvisi
come soggetto ben distinto e profilato, come una nazione che
s'associa a altre nazioni affini per preservare meglio la sua
specificità, lingua, cultura e contare di più
nei prossimi equilibri del Pianeta. Dall'orgoglio nazionale
devono dilatarsi sentimenti forti e fraterni di solidarietà
verso regioni, ceti, individui meno favoriti.
PARTECIPAZIONE: a Fiuggi, nel congresso che ha fondato Alleanza
nazionale, venne approvata a stragrande maggioranza una mozione
del sindacalista Stefano Cetica che pone tra gli altri obiettivi
programmatici di An la partecipazione dei lavoratori alla gestione
delle imprese, prevista nell'art. 46 della Costituzione. Un
progetto di legge per la partecipazione era stato presentato
alla Camera nella passata legislatura da Fini, Alemanno, Storace
e ripresentato ora da Cirielli sempre di An.
PATRIA: è lo spazio fisico e culturale che rappresenta
per l'individuo l'orizzonte originario, il paesaggio della sua
esistenza. La persona non può essere scissa dalla cultura
del suo popolo e della sua comunità nazionale. Quest'appartenenza
deve essere comunque intesa a cerchi concentrici, dal microcosmo
familiare ad insiemi comunitari più vasti, che si dispiegano
all'interno della cornice della propria Patria. Tutto questo
insieme di relazioni non nega l'individuo in quanto persona,
ma lo sostiene, lo forma, gli dà uno scopo e una visione
del mondo, un destino, un centro di gravità che lo integra.
Una vita per quanto aperta possa essere, è sempre incastrata
nella storia delle comunità dalle quali trae la propria
identità - si tratti della famiglia o della città,
della tribù o della nazione, del partito al quale si
aderisce o della causa che si difende. Queste storie, questi
racconti, fanno una differenza morale, non solo psicologica.
POTERE FINANZIARIO: è il grande elettore straniero che
vota tutti i giorni in casa nostra e pretende d'influire sulle
decisioni dei nostri governi e del nostro Parlamento più
di noi Popolo sovrano. Contro questo potere prosegue quella
che Ezra Pound chiamò "l'eterna lotta del contadino
e di chiunque voglia fare un onesto e buon lavoro contro gli
usurai".
RICERCA: in una società complessa ed altamente tecnologica,
la ricerca è un'attività vitale. Non però
qualsiasi tipo di ricerca, quali che ne siano gli obiettivi.
Allo stato spetta di promuovere ed organizzare la ricerca e
di stabilirne i limiti. Senza che ci si lasci abbagliare dallo
sfolgorante idolo del progresso tecnologico, la ricerca deve
servire a battere nuove vie: ma queste vie devono essere attentamente
vagliate. Il fine della ricerca non può essere il profitto,
e dev'esserne sempre attentamente studiata la compatibilità:
con le norme etiche, con gli interessi nazionali, con gli equilibri
ecologici. Gli scienziati, ormai troppo spesso semplici salariati
(anche riccamente salariati) delle multinazionali, non possono
arrogarsi l'assoluta libertà di inventare e sperimentare
qualsiasi mostruosità, seppur profittevole, a cui si
possa giungere nei laboratori. Oggi la ricerca, priva di qualsiasi
limite etico e di qualsiasi controllo che non sia l'interesse
dei finanziatori dei progetti, solleva sempre più dubbi,
allarme, sconcerto nella pubblica opinione. Dalla clonazione
alla ricerca farmacologica, dalla vivisezione alle tecniche
di fecondazione, dalla ricerca chimica e fisica alle sperimentazioni
più assurde e stravaganti, si avverte il bisogno di un
controllo, di un limite, di un indirizzo: scegliere i progetti
che hanno una reale e diffusa utilità, che non contrastano
con l'etica e la sensibilità, che non rischiano di risolversi
in danni e catastrofi per l'ambiente. Questa è la vera
civiltà: rispettosa, umile, attenta. Che la scienza lo
impari.
RIVOLUZIONE: termine caduto in disuso per il tributo di sangue
pagato in passato alle sue ubriacature. Inquietamente inquilino
del primo periodo del Novecento, è stato sfrattato dal
terrore che ha ingenerato. Rivoluzione presuppone una morte
per uno scoppio e non per lenta consunzione. In epoca di anemia
rimane immeritatamente sulla bocca dei rivoluzionari telegenici
alla Agnoletto. Lasciateci almeno il suo eroico ricordo, non
defraudatela della sua carica di affascinante tragicità,
sottraetela dalla bocca di Agnoletto, carnescialesca caricatura
di Arrigo Sacchi! La rivoluzione non russa
è vero
ma
non può nemmeno essere affogata fra paste al forno e
"agnolotti".
SICUREZZA: tema fondamentale e sentitissimo. I cittadini italiani
non si sentono sicuri né in casa né fuori e chiedono
maggiore protezione allo Stato che troppo spesso ha alzato bandiera
bianca di fronte all'assalto della mala vita. Maggiore sicurezza,
certezza della pena e procedimenti rapidi ed equi, l'italiano
dopo anni in cui era colpevolizzato dal politically correct
in tema oggi riscopre l'importanza del sistema sicurezza e ha
chiesto migliori tutele. La sinistra ha fallito su tutta la
linea danneggiando tutti e creando situazioni in cui alla rabbia
ed al dolore si mescola l'incredulità per l'incapacità
di perseguire chi delinque e la impossibilità di prevenire
sanando situazioni potenzialmente ad alto rischio. Il tema è
così sentito che il primo scopiazzamento di temi e di
immagini è avvenuto proprio su questo argomento. Ma tra
la copia (brutta e già fallimentare) e l'originale
SOCIALE: nella visione della destra comunitaria la dimensione
del sociale è sempre frutto di una dimensione verticale,
una spinta verso l'alto, cioè di uno slancio verso la
crescita umana, verso la partecipazione alla costruzione del
bene comune. In questo senso appare nettamente marcata la differenza
rispetto all'approccio del conservatorismo compassionevole,
che al contrario appare come una protezione sociale calata dall'alto.
In questa visione infatti prevale l'elemento assistenzialista
e passivo, nel quale si rischia di perdere il principio di crescita,
di responsabilizzazione e di consapevolezza dell'individuo e
delle comunità.
SOLIDARIETA': trito e ritrito concetto caro alla sociologia
di sinistra, usato e abusato per giustificare i peggiori crimini
e per costruire le migliori carriere dei professionisti della
solidarietà. In epoca di sbrodolante buonismo è
inflazionata, ma c'è ancora chi tenta di coniugarla e
incarnarla nella vita reale, senza utilizzarla per "progressisti"
gargarismi. La solidarietà muore nelle enunciazioni pompose
dei soloni e vive nella prassi se non disgiunta dal concetto
di comunità e di radici, evitando pericolosi apparentamenti
con un peloso umanitarismo e affrancandosi dal "fratellastro"
assistenzialismo.
STORIA: è il nostro orgoglio. Non pretendiamo che sia
priva di errori da evitare e non ripetere, ma non accettiamo
che se ne traggano motivi di mortificazione. L'uomo di destra
non è figlio di nessuno e non è nato ieri, come
può forse sentirsi chi milita a sinistra. Quindi è
fiero dei propri antenati e ne esige il rispetto.
TRADIZIONE: la tradizione non è affatto nemica del progresso,
il suo contrario. Il progresso stesso è tradizione che
avanza abbandonando i rami secchi e arricchendosi di ogni nuovo
fattore destinato a accrescere la potenza dell'uomo. Non può
esistere vero progresso senza un solido bagaglio di conoscenze
sperimentate dalla tradizione, così come un albero non
potrebbe crescere, né sopravvivere senza le radici.